Missione e carisma

La nostra Congregazione di Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione[1] è nata l’8 dicembre 1744 ad Ascoli Piceno dall’amore ardente del Fondatore don Francesco Antonio Marcucci per l’Immacolata. Essa è di diritto Pontificio dal 6 dicembre 1777.

Il nostro carisma è essere testimonianza continua e concreta di Maria Immacolata, via e modello di santificazione, impegnandoci a divenire una sua viva immagine.

La vocazione di Pia Operaia ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone interamente al servizio della sua missione. Fedeli agli impegni che il Fondatore ci ha trasmesso siamo evangelizzatrici dei bambini, dei giovani e delle loro famiglie, attraverso l’opera educativa cattolica che svolgiamo nella scuola, nella catechesi e in varie realtà sociali. Un’attenzione particolare la rivolgiamo alla donna del nostro tempo. Fedeli al desiderio del Fondatore, noi coltiviamo l’amore allo studio e alla cultura come mezzo per un apostolato efficace.

Docili alla voce dello Spirito, vogliamo vivere, attraverso la professione dei consigli evangelici e la vita comunitaria, una spiritualità mariana fondata sull’affidamento a Maria Immacolata, Madre, Avvocata, discepola di Cristo e sorella nella fede, imitando le sue virtù.

In obbedienza al desiderio del Fondatore coltiviamo uno spirito di famiglia e di fraternità; da Lui accogliamo l’esortazione a vivere la “puntuale e pronta obbedienza”, la serenità e la gioia nel servizio di Dio, l’umiltà, la semplicità e l’amore per tutte le creature[2] con uno “spirito giocondo ed allegro”, nel fare “l’orazione con gaudio, il servizio di Dio con allegrezza e tutti gli impegni con lieto coraggio”[3] (Dalle Costituzioni).

  

La pedagogia marcucciana nella scuola che cambia
La visione della persona e le sue implicazioni

Suor M. Paola Giobbi

La Pedagogia marcucciana fa riferimento ai principi educativi del venerabile Francesco Antonio Marcucci (1717-1798) che vide nell’educazione, specie della donna, la chiave del rinnovamento sociale.

Egli concretizzò la sua visione con l’apertura della prima scuola femminile dell’Istituto e della città, nella casa madre di Ascoli Piceno, sabato 6 marzo 1745: la chiamò scuola pia perché si prefiggeva un’educazione integrale delle ragazze che abbracciasse anche l’aspetto religioso e la aprì alle nobili e alle popolane in due sezioni separate come richiedevano i tempi.

Grazie alla forza originaria del carisma e alla generosa dedizione delle suore che lo hanno vissuto, quella scuola si è ampliata, ha aperto le porte a studenti di entrambi i sessi e di varie estrazioni sociali e culturali; si è diffusa in altre località italiane e oltreoceano, Brasile, Filippine e Madagascar, grazie alla collaborazione di molti laici, che lavorano quotidianamente con le suore e assolvono al compito e alla missione educativa avviata dal Fondatore.

Una scuola che conta più di 270 anni di storia poggia certamente su solidi principi, sul riconoscimento sociale del successo formativo ottenuto e sul gradimento dell’esperienza educativa testimoniata da tanti ex alunni e dalle rispettive famiglie.

In un contesto sociale di cambiamenti accelerati che creano incertezze e spaesamento, ci proponiamo di conoscere e rivisitare i principi educativi, gli stili, le pratiche e le caratteristiche degli ambienti formativi delle scuole marcucciane e vogliamo chiederci se e in che modo questi possano continuare a guidare gli insegnanti e gli educatori che vi operano oggi, in una scuola chiamata a mediare le linee pedagogiche dettate dagli ordinamenti statali dei Paesi in cui operano con i principi della propria identità come valore aggiunto e qualificante.

  1. La persona a immagine e somiglianza di Dio

Alla base della continuità tra la scuola pia dell’inizio e le scuole di oggi, c’è la visione cristiana della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. La persona viene da Dio e a Lui tende; la sua destinazione è il cielo. “Guarda il cielo -scriveva il Fondatore a Suor M. Petronilla-, desidera il cielo; mentre conti le stelle, invitale a lodare Dio. Le stelle infatti sono i simboli dei Beati in cielo e dei Giusti sulla terra. Sii anche tu una stella, affinché possa brillare con le stelle”[4].

  1. Il fine della scuola marcucciana: accompagnare la persona verso la pienezza della propria umanità perché porti il proprio frutto per il bene di tutti

Il fine primario della scuola è accompagnare il cammino di crescita degli studenti verso la felicità, aiutandoli a maturare le loro doti e la loro originalità, perché come buone piante portino frutti abbondanti, secondo la propria specie.

Questo accompagnamento educativo costituisce per il Marcucci la forma di carità più alta e più gradita a Dio, infatti ha promesso che “farà risplendere eternamente in Cielo, come stella lucente nel Firmamento, chiunque con vera Carità e Zelo si eserciterà in così santo nobilissimo Impiego (Dan. 12,3)”[5]. Considera le alunne gemme e ornamento della scuola.

“Voi tutte siete l’ornamento e le gemme di cotesta minima mia Congregazione: or è dovere di chi ha l’onore di esserne primo Servo, adoprarsi, che tale ornamento resti traslatato in Cielo a suo tempo, e che tali gemme siano intarsiate nell’ Empireo. A ciò tendono le istruzioni, le dottrine, i libri divoti, le pie scuole, i divoti esercizi, e tutta la santa Educazione”[6].

L’insegnante educatore è chiamato ad esercitare il suo nobilissimo impiego “di buona voglia, con molto zelo e carità considerando le alunne come tenere Piante, mandate loro da Dio, affin per mezzo della loro diligentissima premura crescano sempre verdi e floride di Virtù Cristiane, e producano poi a suo tempo delle ottime frutta in ogni stato”[7]. E, “qualora il terreno è buono e ben coltivato, gli arboscelli fruttiferi mettono le frutta anche sulle tenere piante”[8].

 Tenere in mano la lucerna accesa: lavorare per il bene degli altri

 “Vuole il Signore, che noi teniamo in mano le lucerne accese, affin d’illuminare con la nostra buona vita, e con l’adempimento degli obblighi del nostro stato, tutti quei che camminano nella notte o sia cecità dell’ignoranza e di una vita viziosa. Non basta a noi aver la Lucerna, ma conviene averla accesa. Di più, non basta a noi tener appiccata al Lucerniere l’accesa lucerna, ma bisogna tenerla in mano. E perché? Perché Dio non vuol da noi una vita oziosa, una vita riposata, giubilata, agiata, e rimessa. Deh no? Ma vuol da noi, che giriamo con la lucerna accesa in mano, cioè fatichiamo a tenor de’ doni, delle forze, dello stato, ch’egli ci ha donato”[9].     

  1. Educare con mano gentile

L’educazione richiede molta cura e delicatezza, come chi coltiva tenere piante; un approccio diverso rischia il fallimento:

“Le piante tenere convien coltivarle con mano gentile, paziente e piacevole. Le mani ruvide le spezzano, e perdono invano il tempo. Lo spirito delle Costituzioni è fondato sulla dolce carità. Chi pensa diversamente non coglie il punto. Convien farsi fanciulla talora con le fanciulle per guadagnarle a Dio, e farle di spirito allegro, e docile” (Lett. 144).

  1. Educare adattandosi all’indole e alla capacità di ognuno

Educare per il Venerabile Marcucci non è indottrinare, è piuttosto sapersi adattare alle capacità e all’indole di ognuno, come fa Dio per ogni creatura: “non già per lasciarle nell’imperfetto, che hanno, ma per venirle portando alla virtù, ed alla perfezione Cristiana” [10].

“Nell’istruir le Fanciulle si abbia sempre l’avvertenza di adattarsi con ogni carità alla loro capacità, dividendole in più Classi sì in riguardo alla Dottrina Cristiana, che ai Lavori manuali.
La parzialità non si usi mai con veruna, se non con chi abbia maggior bisogno. Tutte dunque siano trattate con uguale amorevolezza materna e premura ad onor di MARIA Immacolata nel bene istruirle sì nella Vita divota Cristiana e nelle Dottrine, che ne’ Lavori e nel parlar pulito civile, e nelle buone creanze, col toglier da loro ogni rozzezza”[11].

Per adattarsi alle capacità di ognuno, occorre guardare l’educando con amore, sintonizzarsi, provare e riprovare l’approccio più adatto fino a quando il bello, il buono e il vero che possiede non emerga. Il venerabile Marcucci non ci ha lasciato uno scritto sistematico sull’educazione[12], ma si è preoccupato per tutta la sua vita di trovare le vie migliori per educare chiunque.

“Chi insegna, convien tenti mille strade, dia mille stimoli, usi mille termini, pensi mille modi, e con una chiara ed affluente e varia comunicativa si adatti, sproni, risvegli, ripeta; e adopri ogni maniera, che anche i sassi per così dire ricevan dell’impressione” (Lett. 21).

  1. Sostenere la fatica dell’educare con la speranza dell’agricoltore che semina nei campi.

“L’educar Fanciulle è come un seminar ne’ Campi a forza di sudori e di lacrime. Ma poi al tempo della raccolta, oh come si miete con festosa esultante allegrezza…Tale è, mia buona Figliuola, la serie delle Fatiche, e del Frutto della buona educazione. Confidate dunque in Dio, e fate coraggio” (Lett. 144). 

  1. Educare come uno scultore che cesella un’opera d’arte

“Una bella statua di un Santo non può farsi con quattro colpi; ce ne vogliono molti, e replicati, sino all’ultima perfezione. Così accade del nostro Spirito, che affin di metterlo al sodo della Perfezione, ci voglion de’ colpi e degli anni. Lo stesso dite del nostro Intelletto, che per istruirlo si richiede dello studio, della fatica, e del tempo. Tutte le cose in tal guisa si rendon perfette. Dio per sua misericordia ci aiuta, e Nostra Immacolata Signora ci assiste; ma vuole, che anche noi ci aiutiamo, fatichiamo, ci abilitiamo, facendo un po’ per volta al miglior modo che possiamo, e senza perderci mai di speranza né di coraggio” (Lett. 183).

  1. A piccoli passi per arrivare in alto

 Con l’esercizio e la pazienza ci si migliora.

“Con il disputar s’impara da altri che san più di noi” (Lett. 32). “Con l’esercizio ogni cosa diventa migliore e riesce ottima” (Lett. 50).

La stessa perseveranza è richiesta per la formazione permanente degli insegnanti.

“Lo studio se non si seguita, da quando in quando, si perde. Siccome il fine è di abilitarsi all’aiuto del Prossimi, perciò tal fine si perde, quando si tralascia la continuazione dello studio. Onde farete bene a continuarlo e ripigliarlo ogni tanto” (Lett. 148).

Punta in alto: anche se all’inizio si comprende poco, quel poco servirà a comprendere altro.

“Voglio accordarvi, che di cento cose [che leggete] ne capirete una sola: pur questa è guadagnata, giacché prima non si sapeva: convien contentarsi e chetarsi. Potrà essere, che quella unica cosa capita vi aprirà la strada a capirne un’altra: e questo non è poco guadagno… la Grandezza dell’uomo si misura più dai fatti, che dalle parole” (Lett. 219).

Consiglia a non forzare l’intelletto e di applicarsi con moderazione

“Avvertite di non forzar mai l’Intelletto, o la Volontà con atti violenti: ma camminate con santa semplicità, facendo con pace dal vostro canto quel che potete” (Lett. 83). Applicate(vi) con moderazione, considerando, che con l’andare adagio, non si stanca mai, e si fa sempre un cammino continuo” (Lett. 88).

  1. Educare la mente, il cuore e la volontà

La formazione integrale della persona, di tutte le sue dimensioni, che la scuola italiana sta cercando di recuperare, è un’esigenza antica valorizzata anche dal venerabile Marcucci.

“Cosa mi gioverà indagare sempre, se non ricondurrò le mie indagini alla prassi e all’istruzione dei costumi? Sarò come cembalo sonante e accarezzante gli orecchi. Che cosa gioverà conoscere e trattare argomenti meravigliosi di Agricoltura se poi mai semino, mai pianto, mai raccolgo frutti? Ottimo studio è dunque insegnare agli altri e a se stesso, stabilire santamente i costumi suoi propri e degli altri e indirizzarli alla Vita eterna”. (Lett. 184).

  1. Rapporto empatico

Sappiamo bene quanto sia importante creare un clima sereno a scuola, in famiglia, nei vari luoghi di lavoro perché ognuno si senta accolto e amato. Il Venerabile Marcucci fa di tutto per creare e mantenere questo clima, per dimostrare affetto, empatia e far sentire la sua vicinanza.

“Se tu mi scrivi con le tue dita tremanti per la grave malattia che hai sofferto, Figliuola mia; io leggo attentamente la tua Lettera con le lacrime agli occhi per la gioia del cuore a motivo della tua salute. Dunque ringraziamo insieme nostra Signora Madre di Dio, concepita senza macchia, poiché ti ha liberata dalla morte e volle preservare me da grandissima tristezza del cuore. Cerca dunque di star bene; stai allegra” (Lett. 271).

“Qualora apro la mia finestra, vedo San Marco vostro, che mi sta a sinistra, e là alzo la mano, e benedico le mie Figlie, che gli abitano sotto. State allegra” (Lett. 19).

  1. Clima sereno

 Invita costantemente a stare allegre e tenere allegre anche le altre

“State allegra; divertitevi; confidate; e lasciate la cura di voi a [Maria] sì premurosa Madre. Salutatemi tutte. Il caro Gesù vi benedica”[13]. “State allegra; e sia cura vostra di fare star’allegre tutte”[14]. “State allegra e coraggiosa e guardatevi dalla malinconia, come da una peste”[15].

Si rallegra che le alunne siano in campagna

“Mi rallegro, Figliuola mia, che voi con tutte le altre godiate in Campagna un’ottima salute. Io vi benedico, e state allegre; poiché con l’allegrezza passano tutte le inutili apprensioni umane, che non ci portano all’eterna salvezza. […] Alle Figliuole in tempo di villeggiatura un po’ di Scuola, un poco più di suono, moltissimo di innocente spasso. Così stanno più sane e più contente” (Lett. 223).

Sa essere umoristico

“In Paradiso non pagheremo più Medici. Quaggiù ci vuol pazienza: convien servirsi di loro, e pagare talvolta chi ci manda più presto all’altra vita. Voi ridete. Ma che volete. Un umore allegro non suol vender malinconia” (Lett. 125).

In una lettera, dopo aver elencato tutto quello che manda, conclude:

“Ne volete di più? Aspettate l’altro viaggio di Caucci, se a Dio piacerà, e lo avrete, e rallegrerà tutta la Comunità.
Ma che sarà?
Sarà quel che sarà:
Il dono si saprà” (Lett. 343).

Usa diminutivi e vezzeggiativi affettuosi con le educande che chiama Caterinuccia, Giusstinuccia, Franceschina, Teresina, Colombina, Minuccia, Maddalenuccia e manda regali personalizzati (Lett. 158; cf. Lett. 326). Il tono delle lettere è spesso scherzoso, arguto; sa cambiare facilmente registro; sa usare immagini efficaci per trasmettere contenuti e indicazioni. 

  1. Lo sguardo su Maria Immacolata

Il venerabile Francesco Antonio Marcucci ha consacrato tutta la sua vita e la sua opera a Maria Immacolata. Ella è il modello di chi vuole realizzare l’immagine e la somiglianza di Dio impressa in tutti gli uomini dall’amore del Creatore. La pienezza di grazia donata a Maria con un dono preventivo è a disposizione di ogni creatura che, con umile, coraggioso e costante impegno, impara a desiderarla e ad accoglierla. “Chi ama veramente l’Immacolata, ama ancor la santissima vita di Lei – scrive il venerabile Marcucci – e si impegna ad imitare al possibile le sue belle virtù, specialmente la purità di cuore e la modestia del corpo che sono le virtù più proprie dei devoti di Maria”[16].

Realizzare l’immagine e la somiglianza di Dio, cioè la piena maturità dell’essere umano, è possibile se lo vogliamo. E’ una meta che si realizza attraverso un percorso di libertà e di scelte quotidiane che si concretizza nel paziente lavoro educativo di ogni giorno.

Maria Immacolata non è solo il modello dell’umanità piena, ma è la madre, l’avvocata, la tesoriera e mediatrice della grazia.

Gesù aprì i suoi tesori di grazia verso l’umanità passando per Maria, scrive il venerabile Marcucci. Chi è suo devoto, è beato perché può attendersi ogni bene[17]. E parafrasando S. Bernardo ripete: “Dio ha voluto che noi avessimo ogni grazia per mezzo di Maria”[18]. Tale convincimento è espresso nel ritratto che ci ha lasciato con l’indice che indica Maria[19].

 Conclusione

Abbiamo visto che per il Venerabile Marcucci l’opera educativa è l’espressione più alta dell’amore, il lavoro più nobile e bello. L’amore per ogni singola persona permetterà di trovare la strada per ottenere un cambiamento positivo in coloro che ci sono affidati. E questa è la vera vittoria. Non si tratta, infatti, di riempire le teste di nozioni, quanto piuttosto di educare ad essere persone felici aiutando tutti e ognuno a realizzare con pazienza e perseveranza le proprie capacità e la propria originalità, consapevoli che l’opera educativa richiede una sana sinergia tra insegnate e alunno, tra scuola e famiglia. Il venerabile Marcucci sollecita tutti verso questo cammino di pienezza umana. “Convien che ci sforziamo con il Suo aiuto di produrre quella buona Frutta, che Egli da noi richiede” (Lett. 422).

Sono consapevole di aver proposto solo alcuni spunti dal ricco repertorio di scritti del venerabile Francesco Antonio Marcucci, scelti a mo’ di aforismi, non esaustivi della sua proposta educativa, ma spero siano di aiuto nel quotidiano lavoro che assolviamo. All’ esperienza, riflessione e sensibilità di ognuno, la capacità di lasciarci ispirare e guidare da essi ricordando che il fiducioso affidamento a Dio e all’Immacolata sono la sorgente perenne di aiuto per l’educando e l’educatore.

[1] Il Fondatore dice alle suore che il Papa ci ha chiamate Pie Operaie “affinché vi rammentaste sempre che la vostra vita non ha da essere soltanto contemplativa e, molto meno riposata e solitaria, ma bensì ha da essere insieme attiva e piamente operativa in beneficio delle persone piccole e grandi del vostro sesso e perciò abilitar vi dovete alla meglio a tenore del vostro santo Istituto” (Beneficienze del Breve Apostolico, I, n. 7).

[2] Cost. Decl. 1785, parte II, cap. 37.

[3] Cost. Comp. 1785, parte II, cap 37.

[4] F. A. Marcucci, lettera a Suor M. Petronilla (trad. dal latino), Ascoli, 1 maggio 1766, ASC, Epistolario, Vol. I, n. 20.

[5] F. A. Marcucci, Costituzioni, Ascoli 1752, cit. Libro terzo, cap. I, art. 2.

[6] F. A. Marcucci, Lettere alle suore e alle educande (1742-1797) Maria Paola Giobbi (a cura di) Roma 2012, Lettera 220.

[7] F. A. Marcucci, Costituzioni, cit., Ascoli 1752, Libro terzo, cap. II, art. 1; Ivi, art. 3.

[8] F. A. Marcucci, Lettere alle suore e alle educande, cit. Lettera 547.

[9] F. A Marcucci, Lettere alle suore e alle educande (1742-1797), a cura di Maria Paola Giobbi, Marcucciana Opera Omnia, vol. X, Roma, LEV 2012. Da qui in avanti cito le lettere della raccolta con l’abbreviazione Lett. e il suo numero; Lett. 282); cf. Cf. F. A. Marcucci, Costituzioni per le Pie operaie dell’Immacolata, Roma 1785, Libro terzo, cap. I, artt. 5-6; cf. Lett. 317.

[10] Cf. M. P. Giobbi, La conoscenza delle persone presupposto dell’educazione. Una lettera inedita di Francesco Antonio Marcucci, in  “Rivista di Scienze dell’Educazione”, Anno XLI, n. 2 maggio/agosto 2003, pp. 382-393. Con essa egli voleva offrire una luce nuova per ben guidare il cammino di crescita delle suore, delle alunne e di altre persone, “secondo le occorrenze”.

[11] F. A. Marcucci, Costituzioni per le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, Ascoli 1794, parte terza, cap. 17, 175-176.

[12] Cf. Carmela Di Agresti, Donna educazione società, Torino 1995, pp. 232-233.

[13] Lett. 65.

[14] Lett. 225; cf. Lett. n. 15.

[15] Let. 53.

[16] Cf. F. A. Marcucci, Scuolapia, 28 Novembre 1747 in Sermoni per il triduo e la festa dell’Immacolata Concezione, 36-40.

[17] Lett. 119.

[18] Cf. F. A. Marcucci, Agli amanti di Maria, 1737, ASC 2, f. 34.

[19] Lett. 563; Lett. 8.