Luci di Maria - Luglio | Agosto 2018 - page 12

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precisarne il contenuto: “Riguarda il
dialogo, cioè il modo, l’arte, lo stile,
che la Chiesa deve infondere nella sua
attività ministeriale nel concerto disso-
nante, volubile, complesso del mondo
contemporaneo. Coscienza, rinnova-
mento e dialogo sono le vie che oggi
si aprono dinanzi alla Chiesa viva, e
che formano i tre capitoli dell’enciclica
(…); dialogo della Chiesa col mondo
profano e con quello senza Dio; col
mondo poi delle religioni non cristiane;
col coro, in seguito, delle chiese tuttora
separate dalla Chiesa cattolica; con la
stessa comunità, infine, dei fratelli, cle-
ro e fedeli, componenti la nostra santa
Chiesa di Dio”.
Nell’enciclica viene espressamente
evidenziata la dimensione cristologi-
ca mediante il pronome possessivo
“suam” collocato in grande evidenza.
Il papa intende riferirsi a Cristo, che è
centro della Chiesa e della vita di ogni
cristiano. Lo stile dell’enciclica è mol-
to personale, rispettoso, confidenziale,
quasi come una semplice conversazio-
ne epistolare. E’ come un modo nuo-
vo di essere Chiesa aperta a tutti gli
uomini di buona volontà: “La Chiesa
con candida fiducia – scrive il papa -, si
affaccia sulle vie della storia e dice agli
uomini: io ho ciò che voi cercate”.
Inoltre, ricorda a tutti che è utile
ripresentare nella storia lo stile dialo-
gico che “è stato del Verbo incarnato:
dialogare con ogni uomo e tutto l’uo-
mo”. “La Chiesa si fa parola, la Chiesa
si fa messaggio, la Chiesa si fa collo-
quio”. Però per un autentico incontro
dialogico occorre abbattere muri e dia-
frammi e porgere all’altro non solo le
orecchie, ma anche la mente, il cuore,
la volontà, la sensibilità:
“Bisogna, ancor prima di parlare –
ammonisce il papa – ascoltare la voce,
anzi il cuore dell’uomo; comprenderlo
e, per quanto possibile, rispettarlo e,
dove lo merita, assecondarlo. Bisogna
farsi fratelli degli uomini; il clima del
dialogo è l’amicizia, anzi il servizio”.
Papa Francesco, nell’Udienza del
7 agosto 2014, ha fatto memoria del
suo predecessore Paolo VI, sottoline-
ando il suo amore per la Chiesa; lo ha
ricordato “con affetto e ammirazione,
considerando come egli è vissuto total-
mente dedito al servizio della Chiesa
che ha amato tanto, con tutto sé stes-
so. Il suo esempio di fedele servitore di
Cristo e del Vangelo, sia di incoraggia-
mento e di stimolo per tutti noi”.
Anche il cardinale Re ha dedi-
cato parole di affetto e devozione nei
confronti del papa bresciano e del suo
amore per la Chiesa: “E’ stato il timo-
niere del Concilio; e se anche non è
stato sempre compreso, egli rimane il
papa che ha amato la Chiesa e il mon-
do moderno”.
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